Le perdite e gli sprechi alimentari rappresentano una sfida globale.

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Le perdite e gli sprechi alimentari rappresentano una sfida globale.
04 FEBBRAIO 2022

Secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), circa un terzo di tutti gli alimenti prodotti nel mondo va perso o sprecato nel passaggio fra il produttore e il consumatore. Nell'UE ogni anno vanno persi o sprecati circa 87,6 milioni di tonnellate di cibo.

Le perdite e gli sprechi aggravano l'insicurezza alimentare, la malnutrizione e il consumo di acqua in un momento in cui la fame nel mondo è in aumento. Le inefficienze lungo la filiera alimentare e nei consumi hanno anche un rilevante impatto ambientale. Limitando le perdite e gli sprechi alimentari si contribuisce alla lotta contro la fame e i cambiamenti climatici.

L'UE e i suoi Stati membri sono impegnati, attraverso gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Agenda 2030), a dimezzare gli sprechi alimentari pro capite a livello di commercio al dettaglio e di consumatori entro il 2030 e a ridurre le perdite alimentari lungo le catene di produzione e di approvvigionamento.

Nel dettaglio dei singoli alimenti, il nostro Paese ha il triste primato assoluto di spreco di frutta e verdura, sia complessivamente che a livello medio annuale. Sui cereali (oltre 1 milione di tonnellate mediamente all’anno) l’Italia è complessivamente seconda in Europa (dopo la Germania, che ne butta quasi il doppio) sempre considerando il periodo 2000-2017, anche se dal 2016 l’Italia è stata sorpassata dalla Spagna. L’Italia inoltre è ancora seconda (dopo la Spagna) tra i 27 per spreco di colture oleaginose. Il nostro Paese è invece terzo (dopo Germania e Francia) per sprechi di prodotti caseari e uova, con rispettivamente 800mila e 188mila tonnellate che finiscono mediamente ogni anno nella spazzatura. Terza posizione, questa volta dopo Spagna e Francia, poi, per spreco annuale di pesce (400mila tonnellate) e di barbabietola da zucchero (280mila tonnellate), mentre solo nel 2016 è passata dalla terza alla quarta posizione per spreco di carne (dopo Germania, Francia e Spagna). Molto meglio sullo spreco di patate, dove l’Italia è sesta (leader di settore è la Polonia).

L'UE e i suoi Stati membri adottano misure concrete per evitare perdite e sprechi alimentari. C’è infatti una sostanziale differenza tra perdita alimentare e spreco alimentare: la prima si verifica precedentemente che l'alimento raggiunga il consumatore (a causa di inefficienze nella produzione e trasformazione alimentare); la seconda avviene dopo che l'alimento ha raggiunto il consumatore (a causa di inefficienze nel consumo). Solo nei casi in cui ciò non è possibile, propongono di riutilizzare o riciclare gli alimenti ovvero utilizzarli per altri scopi. 

Secondo i dati relativi al 2020 lo spreco alimentare a livello domestico in Italia costa circa 6,5 miliardi, quello relativo alla produzione e distribuzione di filiera oltre i 3, per un costo nazionale di quasi 10 miliardi. Le tonnellate di cibo buttato annualmente in Italia ammontano a quasi 2 milioni. Numeri che, pur rimanendo allarmanti, segnalano un trend decrescente: infatti nel 2020 sono state salvate dallo spreco 222.125 tonnellate di alimenti, con una riduzione dello spreco dell'11,6% rispetto al 2019, che si è tradotto in un risparmio nazionale di 376 milioni. Una tendenza che si conferma in questo primo scorcio del 2021, monitorato nella settimana del 18/21 gennaio da Waste Watcher International su rilevazioni Ipsos. 

L’Italia è tra i Paesi più sensibili allo sviluppo sostenibile. L’attenzione alla prevenzione degli sprechi alimentari e al loro impatto ambientale risulta particolarmente alta in Italia, dove 1 cittadino su 2 (la media mondiale è meno di 1 cittadino su 3) dichiara il suo impegno e sensibilità al tema. Inoltre l’85% della popolazione ritiene che dovrebbero essere rese obbligatorie le donazioni di cibo ritirato dalla vendita ad associazioni che tutelano le persone più bisognose, un’attenzione nata anche alla luce della vertiginosa crescita della povertà generata dalla pandemia Covid-19: Banco Alimentare - la Fondazione che dal 1989 recupera ogni giorno il cibo non consumato nelle mense collettive e dalla grande distribuzione per redistribuirlo agli enti caritativi - ha visto crescere le richieste di aiuto alimentare mediamente di circa il 40%, le persone che si sono rivolte agli enti caritativi sono passate da 1,5 milioni a circa 2,2.

Vi è un nuovo modello di misurazione che serve a centrare gli obiettivi di sostenibilità in ambito alimentare messi in campo dallo European Green Deal. Il Green Deal contiene infatti la strategia Farm to Fork, un piano decennale per trasformare il sistema alimentare europeo, rendendolo più sostenibile sotto diversi aspetti e riducendo il suo impatto sui Paesi terzi. La Farm to fork è il primo tentativo dell’UE di progettare una politica alimentare che proponga misure e obiettivi che coinvolgono l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo, passando per la distribuzione. Non è solo una questione etica, ma una strategia concreta di lotta al riscaldamento globale dato che, come afferma il direttore esecutivo dell’UNEP Inger Andersen, “se lo spreco alimentare fosse un Paese, sarebbe il terzo più grande emettitore di gas serra”. La raccolta, la lavorazione e il trasporto del cibo necessitano di enormi quantità d’ energia che crea un dispendio di materie prime e la produzione di anidride carbonica. Anche l’UNEP recentemente ha aggiornato i propri numeri sullo spreco alimentare. A marzo scorso ha pubblicato il suo annuale Food Waste Index che ha quantificato in circa 1 miliardo di tonnellate il cibo che ogni anno è sprecato nel mondo. Numeri anche in questo caso sorprendenti dato che le analisi precedenti stimavano la quantità di risorse alimentari buttate in appena la metà di quelle indicate nell’ultimo report di UNEP (https://www.unep.org/resources/report/unep-food-waste-index-report-2021).

Sono tanti gli esempi di piccoli circoli virtuosi di un nuovo approccio verso gli acquisti che coinvolgono i settori del sociale, dell’ambiente e della ricerca scientifica. Fondazione Cariplo  ad esempio, ha presentato alcuni progetti di economia circolare e di Food Policy, come “Bella Dentro”, una start-up innovativa milanese che acquista direttamente dagli agricoltori quei prodotti orto-frutticoli solitamente non accettati dalle cooperative e dalla grande distribuzione, o il programma “QuBì-La ricetta contro la povertà infantile” che aumenta l’accesso alla spesa per le famiglie in difficoltà economica e realizza progetti per supportare un’alimentazione corretta e variegata riducendo contemporaneamente gli sprechi alimentari. 

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